Arrivederci a settembre

 

Costruendo nuove mission e rinnovando l’impegno alla valorizzazione…

…è così che ci terremo impegnati in un questo termine di anno sociale, prima di entrare nella pausa estiva.

Auguriamo a tutti i nostri soci, amici, sostenitori, ai cittadini napoletani e campani, ai partner sul territorio una gradevole e rilassante estate 2015.

I luoghi e la memoria tuttavia non tacciano mai, infinita è la loro vocazione di parlare e meravigliare chi li vive. Continueremo a raccontare, anche durante la pausa estiva, “pillole culturali” di ambito storico, artistico, antropologico. Una pietra, un aneddoto, una storia, un locus che pone interrogativi e sancisce appartenenza al nostro pulrisecolare terriotorio, la nostra storia.

Pillole culturali


E’ la fontana di Spinacorona, dal popolo chiamata la fontana delle zizze.
Recentemente restaurata la dolce Sirena Parthenope è qui rappresentata secondo la mitologia classica nella forma di donna rapace. Dai suoi seni zampilla acqua che spegne le fiamme del Vesuvio.

Veglia a protezione della sua città.

Ma si tratta di una copia. Troppo prezioso l’originale da tenerlo esposto alle intemperie atmosferiche e umane.
Eccolo l’originale. Spunta dalle navate dei sotterranei gotici della Certosa di San Martino.
Mutila, consunta. Ma le sue mani reggono ancora testardamente i suoi seni da secoli.
Era l’ottavo secolo avanti Cristo. Coloni greci la videro indicare la rotta. Da quel giorno il suo amore veglia sulla sua città.
Non ci abbandonerà mai. Noi lo sappiamo.


(in ph. veduta del Golfo di Napoli da #Posillipo ) — presso Posillipo, Napoli.

Calandrella, dallo spagnolo calenturilla. Diminutivo di calentura, calore febbrile. Viene chiamata così quell’ora del meriggio estivo in cui il sole arde e scotta maggiormente.

L’ora dell’abbandono,del riposo, dell’abbattimento delle forze e dei sensi. L’ora in cui ognuno cu sta’ calandrella, s’ ‘acala p’ ‘a cuntrora.

(in ph. veduta del Golfo di Napoli da Posillipo )


Madonna del Carmine

I mercoledì del Carmine

Aprile del 1500. Napoli. Da Piazza Mercato un gruppo di devoti della confraternita dei cuoiai, in occasione dell’Anno Santo, si reca in pellegrinaggio verso Roma, portando con sè un Crocifisso miracoloso e la sacra immagine della Madonna Bruna.

Lungo il cammino, per intercessione della Madonna, cominciano a verificarsi fatti prodigiosi e straordinari. Giunta nella “città eterna”, la santa effigie rimane per tre giorni nella Basilica Vaticana, ricevendo l’omaggio del pontefice Alessandro VI che, però, ne sollecita il rientro a Napoli per arginare l’afflusso della folla devota.

Accompagnata dall’eco e dal clamore suscitati dai miracoli avvenuti anche lungo la strada del ritorno, la santa icona, tornata a Napoli, viene definitivamente collocata sull’altare maggiore della Chiesa del Carmine.

Il 24 giugno di quello stesso anno, per ordine dell’allora reggente Federico d’Aragona,nella Basilica del Carmine vengono chiamati a raccolta tutti gli infermi del Regno per chiedere, attraverso la Vergine del Carmelo, la grazia della guarigione.

Quel 24 giugno è un mercoledì.
Ad un cenno del re iniziano le litanie, le campane suonano a distesa. Raggi di luce vivissima si posano dapprima sull’effigie della Madonna e subito dopo sugli infermi che all’istante vengono sanati da tutti i propri mali.

Da allora, il mercoledì è diventato giorno di particolare devozione alla Madonna Bruna.


Rivoluzionario, corsaro, intrepido uomo di mare. Il suo primo brigantino fu la “Costanza”. Le prime rotte, quelle del Mar Nero, un tempo definito a causa della pirateria, “spavento d’Europa”.

Il Mediterraneo, poi l’avventura oltreoceano. L’ideale romantico della “guerra per la libertà”. Contro l’Argentina, le “camicie rosse” della Legione Italiana. E una bandiera col Vesuvio in eruzione.

L’indipendenza d’Italia. L’Italia del popolo. Sul “Piemonte” e sul “Lombardo”, i mille volontari del “dittatore”. La fine dei Borbone.
Eppure il Sud osannava il garibaldino liberatore.

Un combattente. Un instancabile combattente al servizio della patria. Di qualunque patria volesse perseguire un sogno di libertà ed affrancarsi dall’oppressore.

Era nato a Nizza il 4 luglio del 1807. Lo chiamavano “Generale”, anche se Generale non fu mai.

Giuseppe Garibaldi, il suo nome.


Una celletta, un molare e le reliquie del sangue che tuttora si scioglie. Ecco cosa resta del transito napoletano di uno dei più amati compatroni della città che oggi 21 giugno celebra San Luigi Gonzaga di Castiglione.

Nel 1586 non ancora ventenne, il gesuita fu ospitato presso il complesso del Salvatore, un tempo convento della Basilica del Gesù Vecchio e antica sede dell’Università di Napoli Per tal ragione San Luigi è sempre stato particolarmente venerato dagli studenti partenopei.

Già in vita ebbe fama di Santo prodigandosi nell’assistenza agli appestati, morendo a soli ventitrè anni.

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