La memoria nel fuoco. Le mummie dei re e la cella di San Tommaso

Era la notte tra il 21 e 22 dicembre del 1506. Si respirava aria di festa a San Domenico Maggiore. La maestosa navata centrale era scandita da centinaia e centinaia di candele le cui fiammelle traballanti accompagnavano lo sguardo del fedele  fin sopra l’altare maggiore. Qui l’occhio si perdeva tra i colori sfavillanti e le magnifiche decorazioni delle stoffe, sistemate li con gran cura in occasione delle imminenti celebrazioni natalizie: arazzi, coltri e tappeti si univano ai monumentali baldacchini di velluto rosso, sotto i quali facevano splendida mostra le arche dei re d’Aragona, custodi di legno di quelle illustri spoglie mortali.

Fu un attimo. Bastarono pochi secondi perché tanto splendore fosse divorato dal fuoco. San Domenico perse  l’altare, gran parte della zona absidale, le ricche e preziosi decorazioni. Il destino volle che si salvassero, anche se fortemente danneggiate, le tombe dei re.

Per evitare che il fuoco  potesse avere una nuova occasione, si decise di trasferire le arche nella attigua Sagrestia. Ai Reali si aggiunsero poi i nobili; gli eleganti bauli  lignei aumentarono di anno in anno e la sagrestia finì col diventare un cimitero: il cimitero degli uomini illustri.

Era il fuoco distruttore , capace di cambiare per sempre la storia di un luogo.

Ma anche fuoco purificatore. Quello che il 17 febbraio del 1600 in Campo de’ fiori a Roma bruciò come eretico il corpo del domenicano Giordano Bruno, che proprio nella famosa “Libraria” conventuale di San Domenico Maggiore aveva vissuto gli anni più fecondi  della  sua formazione.

Tempio della cultura dunque San Domenico, sede della Facoltà di Teologia dal 1272: le sue sale universitarie riecheggeranno delle parole di San Tommaso d’Aquino, il giovanissimo frate, padre della tomistica, che decise di mettere da parte il latino della teologia e di parlare al popolo napoletano in volgare, in modo che tutti potessero comprendere.

Eppure “parole di paglia furono quelle che Tommaso pensò di aver dedicato a Dio, dopo una vita intera trascorsa a scrivere di Lui. Una paglia destinata invece a bruciare simile ad inesauribile lava ardente, come la passione che da sempre aveva mosso la sua fede. Fu il  prodigioso Crocifisso,  custodito ancora oggi nella cella che il Santo abitò nel convento, a porre fine a quel tormento, con le note parole: “Hai scritto bene di me Tommaso, cosa desideri?” .

Il fuoco che crea, il fuoco che distrugge. E’ scritta nel fuoco la storia del convento piu dotto della città di Napoli, in cui sono racchiusi  da sempre secoli di storia e di storie.

COSA VEDREMO: Piazza San Domenico Maggiore, Chiesa di San Michele Arcangelo a Morfisa, Sagrestia del’700 di San Domenico Maggiore con le tombe contenenti le mummie dei sovrani aragonesi, Sala degli Arredi col tesoro di San Domenico e gli abiti del ‘500 tolti alle mummie delle arche, Corridoio di San Tommaso d’Aquino, con le celle dei frati attuali e l’esposizione della mostra “I Tesori di Carta”, cella dove San Tommaso visse tra il 1272 e il 1274.

Domenica 3 dicembre ore 10.15

Appuntamento: Piazza San Domenico Maggiore, nei pressi dell’obelisco, ore 10.15

Quota sociale: 7 euro+ 5 euro biglietto di ingresso al percorso museale DOMA

Durata: 120 minuti

Il tempo stabilito per l’accoglienza e le pratiche associative è di 15 minuti. L’itinerario avrà inizio tassativamente subito dopo, grazie a tutti i soci per la collaborazione alla buona riuscita delle attività.

NOTA BENE: Le visite sono dedicate ESCLUSIVAMENTE AI SOCI LOCUS ISTE.

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Ti aspettiamo!

 

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