Leggi una, conosci tre – via Benedetto Croce

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La stratigrafia che caratterizza la pelle storica del “corpo di Napoli” è una costante che tende ad infinito. Non solo chiese, palazzi e monumenti in genere possono raccontare le impronte lasciate su di essi dalle “storie” e dalle “arti”, ma anche strade, piazze e vicoli custodiscono nella loro memoria storica un sovrapporsi tutto particolare. Tutti in fila, nella stessa targa, come un’ orgogliosa sfilata di titoli e blasoni, la toponomastica napoletana può vantare spesso fino a tre “già” per ricordare più di un personaggio o di un luogo utilizzato per il suo battesimo burocratico.

Via Benedetto Croce è maximum exemplum nella scacchiera irregolare del centro antico. È la tranche centrale del vecchio decumano inferiore su cui ha camminato tanta storia da raccontare. Oggi il suo nome viaggia dal Gesù a San Domenico Maggiore, e poi lascia il testimone, prima a un dio egiziano e poi al santo della gola e dei librai.

Già via Mariano Semmola. A lui fu la prima dicitura toponomastica della plateia inferior, onore e gloria ad un figlio di Partenope che eccelse nel campo medico-scientifico e che militò per la buona politica del Paese. Ma ora che la sua “memoria stradale” è stata trasferita ad un’altra via nel quartiere Arenella, tutto di lui si racchiude nell’epitaffio di un cenotafio innalzato nel Recinto degli Uomini Illustri del Cimitero Monumentale di Poggioreale:

Mente divinatrice ardente spirito investigatore

che nello studio della natura morbosa dell’uomo

produsse miracoli di arte e di scienza.

Scolare e presto emulo del suo gran più Giovanni

conchiuse alla novità delle dottrine una sapienza antica.

Procacciandosi fama in patria e fuori

di sommo maestro in medicina

ne rifulse lo ingegno incomparabile.

Dalla cattedra nell’università napoletana

Nelle accademie e negli ospedali

Nei consessi legislativi e nei congressi scientifici

Nella parola negli scritti

Membro della commissione legislativa riunita in Firenze il 1856

Principale autore di un codice sanitario italiano

Inviato unico plenipotenziario

alla conferenza sanitaria internazionale di Vienna il 1874

Fu deputato e poi senatore nel patrio parlamento

Onorato due volte di medaglia d’oro

dal proprio governo per le cure ai colerosi del 1884

Da quello del Brasile per la guarigione del suo imperatore

Socio di gran numero di accademie italiane e straniere

Insignito di molti tra i maggiori gradi cavallereschi

Nato addì 31 gennaio 1831

Morì addì 5 aprile 1896 nella fede cattolica a vita.

Già Via Trinità Maggiore. Riprende la scia pendente dell’omonima calata che si richiamava ad un uno dei vari nomi antichi dell’attuale piazza Gesù Nuovo. In questa caso largo Trinità Maggiore.

Via Benedetto Croce (filosofo e uomo po1litico 1866-1952). Soltanto nel 1953 l’Amministrazione Comunale deliberò l’omaggio al grande pensatore dei Bruzi, adottato come napoletano doc a partire dal 1886. Morto un anno prima, nessuno più di lui merita i caratteri capitali della lapide di una via che abitò personalmente. E di quei vicoli, i cosiddetti ‘vicoli di don Benedetto’, servi di basiliche imponenti e di palazzi monumentali, egli cantò un amore materno:  «dolce sentirsi chiusi nel grembo di queste vecchie fabbriche, vigilati e tutelati dai loro sentimenti familiari; quasi come il ritrovarsi nella casa dove vivemmo la nostra infanzia» (Storie e Leggende Napoletane, 1919). Vedeva tutto dalla sua finestra del civico 12, il palazzo Filomarino, un angolo con via San Sebastiano e un portale famelico per entrarvi. Vi soggiornò dal 1914 per quasi 50 anni, come prima di lui lo stimato collega Giambattista Vico, e  si consumò tra quelle mura l’impegno scrivano per tanta produzione letteraria, filosofica e politica.

Il rapporto tra Croce e i vicoli di Spaccanapoli gli ha meritato il podio nella toponomastica. É la via che accoglie il turismo, è la via del medioevo e del barocco, è la via delle botteghe, è la via bassa da cui si sale per entrare negli altri decumani, è lo stargate del nucleo antico. È la sua via per eccellenza, è il centro storico della cultura, della sua cultura.

Sudore pesante di arte, storia e letteratura.

Giovanni Postiglione

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