Mali di stagione…candele per l’occasione

Passata Befania, tutt’ ‘e feste vanno via.

Risponne ‘a Candelora: “ Nce stongo io ancora”.

Dice San Biase: “ Nce stongo io ca traso”.

Risponne ‘a vecchia arraggiata: “Nce sta ancora ‘a Nunziata!”.

Giotto, Presentazione di Gesù al tempio. Padova, Cappella Scrovegni.

Giotto, Presentazione di Gesù al tempio. Padova, Cappella Scrovegni.

A leggere questi adagi così diversi tra loro, parrebbe di capire che nemmeno nelle alte sfere celesti la pace regni sovrana. In realtà all’origine di questi saporiti battibecchi forse c’era molto più realisticamente il desiderio in chi li pronunciava di prolungare l’attesa di un nuovo momento festivo, e di alleggerire il peso di una vita dura e difficile. E se è vero che la vita, soprattutto quella contadina, ha sempre fondato la propria ragion d’essere sulla pratica e sull’esperienza, non ci meravigli la coesistenza di tanti wellerismi così estremi ed in antitesi tra loro. Ne è prova un altro motto che ha per protagonisti nuovamente San Biagio e la Candelora che così recita. Dice ‘a Cannelora: “ ‘State dinto e vierno fora!”. Risponne San Biase: “Vierno (vero) mo trase!”. Dove quel “ ‘state ” potrebbe significare tanto “restate” che indicare, in modo un po’ prematuro, la bella stagione. Ci penserà un altro detto a metter tutti d’accordo…Cannelora: “ Estate dinto e vierno fora”. Risponne ‘a vecchia ‘a dint’ ‘o furno: “ Vierno fernesce ca ‘e tridece ‘e giugno”. Risalirebbe al X secolo il rito della benedizione delle candele, cui la credenza popolare attribuisce un potere salvifico in quanto simbolo di Cristo che illumina le genti. Detto popolarmente “Candelora” ogni 2 febbraio ricorda, infatti, la “Presentazione del Signore” al tempio. Non a caso la festa è anche detta della “Purificazione di Maria” che, secondo l’usanza ebraica, in base alla quale a quaranta giorni dal parto di un maschio, una donna doveva recarsi al tempio di Gerusalemme per purificarsi, così fece offrendo a Dio il suo bambino. Ancora oggi la distribuzione ai fedeli di candele benedette proteggerebbe da calamità e tempeste. Alquanto contraddittorio, almeno rispetto a quanto detto in precedenza, in più di un proverbio risulta essere proprio San Biagio se è vero che “ Doppo Sant’Antuono, Santu Vastiano e Santu Jasso (San Biagio), ‘o friddo se ne va a spasso”, in accordo con il più noto “ A San Biase ‘o sole pe’ ‘e case”. Scarse ed incerte sono le notizie su Biagio, tante le leggende fiorite. Probabilmente vescovo di Sebaste, (in Armenia), sua città natale, morì martire, forse nel 316, sotto Licinio. Indicibili i tormenti cui fu sottoposto. Le carni lacerate con pettini per la cardatura della lana. Appeso ad un tronco, fu torturato. Gettato in un lago, camminò sulle acque e alla fine gli fu troncata la testa con un colpo di spada. Ricercato perché cristiano, si sarebbe ritirato a vivere in una grotta dove guariva, con il segno della croce, gli animali ammalati che gli venivano portati dai contadini. Catturato mentre veniva condotto al martirio, salvò miracolosamente un bambino che aveva una lisca di pesce conficcata in gola. Non a caso nel giorno della sua festa, che ricorre il 3 febbraio, un sacerdote benedice proprio la gola dei fedeli sofferenti imponendo due candele incrociate, a loro volta benedette nel giorno della Candelora, e legate da un nastro rosso. A completamento del rituale si usa ungere la parte con olio benedetto o bevendo acqua benedetta conservati in boccette distribuite durante la celebrazione. Non poche sono a Napoli le chiese in cui è attivo il culto del Santo (un tempo San Biagio ai Taffettari, Pietà dei Turchini o Incoronatella in Via Medina, dei Librai, San Gregorio Armeno, Sant’Eligio). Chiesa in ognuna delle quali si custodiscono e venerano diverse sue reliquie. Davvero singolare è un modo di dire che si rifa ad un evento accaduto nel 1808 nella notte seguente alla festa di San Biagio. Si racconta che alcuni vetturini avessero rubato dalla chiesa omonima il busto d’argento del santo e nascostolo in una vettura l’avessero venduto ad un orefice. In seguito furono ritrovati solo la testa ed un braccio del santo, ma dei ladri nessuna traccia. Poiché la statua era stata portata via usando una vettura, i napoletani per dileggio chiedevano ai vetturini: “ Ne saie niente de Sambiase ?”. Frase che si rivolge a chi finge di ignorare qualcosa che sa benissimo di aver commesso.

Laura Piccolo

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